Quando pensiamo alla Pubblica Amministrazione, il pensiero va immediatamente a servizi, regolamenti, procedure, e da un certo punto di vista è naturale: la PA è l’infrastruttura che sostiene lo Stato, il punto di contatto tra istituzioni e cittadini, il sistema con cui tutti noi ci troviamo a interagire per le più diverse esigenze, un certificato, un contributo, una pratica.
Ma la Pubblica Amministrazione è anche, e soprattutto, le sue persone. E sono proprio loro, gli oltre 3 milioni di lavoratrici e lavoratori che rendono possibili questi servizi, che in questa fase storica di profonda trasformazione del settore – organizzativa, tecnologica, dei ruoli e delle competenze – rappresentano l’asset strategico per accompagnare il cambiamento del comparto e rendere la macchina pubblica più efficace, innovativa e pronta alle sfide del domani.
Da questa consapevolezza ha preso le mosse il white paper di Gi Group Holding “Evoluzione del capitale umano nella PA tra modernità, buone pratiche e innovazione”. Uno studio che non si limita a fotografare le criticità del settore, ma individua un percorso di proposte con cui guidare amministrazioni, decisori e attori pubblici verso un’evoluzione, anche culturale, che ponga al centro il capitale umano.
Aprirsi ai giovani: la PA come luogo di futuro e di impatto
Lo anticipavo: la PA italiana sta oggi affrontando numerose sfide che coinvolgono l’intera catena del valore delle risorse umane, e chi come me lavora a stretto contatto con enti e amministrazioni lo sa bene.
Sfide profonde e interconnesse: pensiamo all’urgenza del ricambio generazionale, alla necessità di attrarre e trattenere nuove competenze in un mercato del lavoro sempre più competitivo, di potenziare la propria attrattività verso i giovani, di sviluppare una nuova narrativa del lavoro nel settore pubblico, di investire sempre di più in formazione. Ma pensiamo anche alla sfida di cogliere il potenziale trasformativo del digitale e delle tecnologie emergenti, in particolare dell’intelligenza artificiale, così come alla necessità di introdurre in modo strutturale una nuova governance delle politiche di Diversity, Equity & Inclusion, che rappresentano valori fondamentali anche nel guidare le scelte di candidati e candidate.
Tutto questo cosa vuol dire? Vuol dire che è necessaria una profonda revisione delle logiche che hanno finora guidato la gestione delle risorse umane nel settore pubblico, superando un approccio prevalentemente burocratico e procedurale per adottare una visione strategica e generativa.
La PA che cambia e la regia HR
Accanto alle criticità del comparto, emergono anche segnali incoraggianti: amministrazioni che sperimentano nuove modalità di accesso al lavoro nel settore, che introducono strumenti di valutazione delle performance più avanzati, che costruiscono ambienti di lavoro più inclusivi e pongono sempre maggiore attenzione alle competenze trasversali e digitali.
Il sistema pubblico, dunque, è già in movimento.
Il vero obiettivo è rendere queste esperienze non episodiche, ma strutturali. È cioè giunto il momento che la Pubblica Amministrazione attivi una trasformazione profonda, coraggiosa che le permetta di ridefinire il proprio ruolo e rilanciare la propria immagine nel sistema Paese.
In questo percorso, la funzione HR, finora limitata a un ruolo amministrativo, deve assumere un ruolo di regia, capace di anticipare i fabbisogni, pianificare con lungimiranza, costruire percorsi di crescita, favorire ambienti inclusivi e motivanti, promuovere nuovi modelli di leadership e sostenere una cultura del lavoro orientata all’impatto.